Come coniugare obiettivi commerciali valorizzando la cultura e la storicità di un luogo? Come intervenire in un tessuto storico corposo e ricco di rimandi e suggestioni? Come creare un insieme organico da una realtà molteplice, stimolante ma frammentata? Come riuscire a interpretare ‘la natura complessa’ di un centro storico senza per questo contaminarne la naturale disomogeneità della sua morfologia? Come coniugare necessarie esigenze di controllo e di gestione legate a spazi commerciali, con la natura più labile e immaginativa di uno spazio storico? LBi IconMedialab e Habits stanno lavorando da circa un anno ad un progetto nel quale a queste domande si risponde attraverso l’uso dell’interaction design come modalità alternativa, innovativa e sostenibile per articolare e trasformare uno spazio storico senza intervenire massicciamente con la soma o la possibile invasività di interventi architettonici o di design urbano. Il gruppo di lavoro sta cercando un altro modo, un’altra via, rispetto alle logiche progettuali che spesso concorrono alla progettazione di spazi commerciali, basati necessariamente sulla forte programmazione delle regole e dei protocolli all’interno del loro sistema di relazione. L’esperienza va al primo posto, la sceneggiatura di ciò che le persone fanno, vedono, sentono, diviene elemento sostanziale del ‘fare’ progettuale. Da qui l’interpretazione del Centro Commerciale Naturale come un insieme articolato di elementi molteplici: storia, commercio, cultura, persone, eventi, tempo e azioni. E’ da questo insieme che nasce il concetto di Aura, per ricercare il valore emozionale di ciò che sta accadendo all’interno di un luogo, costruito non solo dalla sua storia, dalla sua morfologia, dalla soma della sua cultura, ma anche dalla vivacità delle persone che in esso si muovono, lavorano, lo attraversano, interagiscono e lo rendono vitale. Elemento chiave, interpellato all’interno della proposta progettuale è la tecnologia, che diventa ingrediente abilitante, per un intervento che privilegia l’immaterialità e la non invasività, interponendosi in modo soft nello spazio storico, attraverso un design sostenibile che non invade il linguaggio identitario e l’autenticità del luogo.
E’ all’interno di questo scenario che si inserisce il Totem, uno degli strumenti proposti all’interno della piattaforma progettuale, nonché l’artefatto che verrà prototipato per primo. Il Totem (ancora in attesa di un nome più espressivo) ha una doppia funzione, da un lato orienta nello spazio valorizzando il tessuto urbano e la presenza di attività commerciali, dall’altro diviene un display attivo e reattivo che accoglie, informa, suggestiona, ‘parla’, con un insieme organico di ‘Painted display’ che di volta in volta assumono funzioni diverse e le interpretano, restituendo al visitatore esperienze diverse a seconda di esigenze e accadimenti in continua mutazione.
La visualizzazione dei dati avverrà tramite un sistema di led, un software di prossimità traccerà la presenza vestibolare delle persone, un sistema di content management dinamico recepirà le informazioni. Il framework tecnologico supportato da Arduino, assieme ad un product e un visual design rigorosamente integrati, farà scaturire un artefatto ‘diverso’, per trasformare il Totem da classico supporto già presente in alcune realtà urbane, ad organismo attivo, ricettivo ed interattivo, che accoglie e si presenta (in termini di immagine e comunicazione) integrandosi con la molteplicità del luogo, della città, dei suoi abitanti e dei suoi visitatori. La flessibilità dell’oggetto saprà piegarsi e mutarsi a diverse esigenze, vestendosi da strumento di servizio, di intrattenimento ed anche commerciale, fino ad arrivare a coprire forme estetiche vicine all’arte e a forme di comunicazione emozionali che potranno coinvolgere attivamente chi si vorrà relazionare con esso.
A presto notizie sul prototipo e sulla presentazione del progetto alla città…
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